Foxy Brown

Titolo originale: Foxy Brown
Regia: Jack Hill
Sceneggiatura: Jack Hill
Fotografia: Brick Marquard
Montaggio: Chuck McClelland
Scenografia: Kirk Axtell
Suono: John Dignan
Musiche: Willie Hutch
Interpreti: Pam Grier, Antonio Fargas, Peter Brown, Terry Carter, Kathryn Loder, Harry Holcombe, Sid Haig, Juanita Brown, Sally Ann Stroud, Bob Minor, Tony Giorgio, Fred Lerner, Judith Cassmore, H.B. Haggerty, Boyd ‘Red’ Morgan, Jack Bernardi, Robert Nadder, Brenda Venus, Kimberly Hyde, Jon Cedar, Ed Knight, Esther Sutherland
Produzione: Buzz Feitshans per American International Pictures (AIP)
Durata: 94 minuti
Prima proiezione: 5 aprile 1974

Sinossi:
Foxy Brown è un’afroamericana fidanzata con un agente infiltrato che, in seguito a un’azione, viene ferito e spacciato per morto. In realtà l’uomo è stato portato in ospedale da dove esce con un nuovo volto grazie a una plastica facciale. Purtroppo neppure questo lo salva da chi gli stava dando la caccia, una banda (bianca) di trafficanti di droga che gestisce un giro di prostitute e che riesce in fretta a farlo fuori. Il fratello di Foxy, Link, conosce la gang che le ha ucciso l’uomo. Contro la quale la donna metterà in moto una strategica vendetta…

Il 1973 è l’anno in cui le donne si affacciano sugli schermi della blaxpoitation, ossia la vasta produzione di film con protagonisti afroamericani (diretti spesso ma non sempre da registi di colore) nata all’inizio degli anni Settanta sulla scia delle proteste per i diritti civili, destinata prevalentemente proprio agli afroamericani ma che in breve conquistò un pubblico più vasto. Inizialmente al centro della scena ci sono gli uomini, come nel grandissimo successo Sweet Sweetback’s Baadasssss Song (1971) di Melvin Van Peebles – costato un centinaio di migliaia di dollari, ne incassò oltre 15 milioni – o Shaft (1971) di Gordon Parks, che ugualmente andò benissimo al botteghino. Consolidato il modello produttivo (che attrasse in fretta l’attenzione anche delle Major), nel 1973 arrivano sulla scena le donne nere con Cleopatra Jones: licenza di uccidere interpretato da Tamara Dobson e Coffy interpretato da Pam Grier. In entrambi i casi, vessazioni, spaccio, degradazioni varie e vendetta dominano il racconto. Tutti elementi che ritroviamo anche in Foxy Brown, realizzato nel 1974 ma probabilmente il titolo oggi più noto dell’intero filone grazie a Quentin Tarantino che, in Jackie Brown (1997), cita chiaramente il film di Jack Hill nel cognome della sua magnifica protagonista, Pam Grier appunto, ovvero l’attrice più iconica della balxpoitation e l’interprete di Foxy Brown. Per la Grier questi film raccontavano l’empowerment femminile e la scoperta di ruoli volitivi e indipendenti per le donne, in particolare quelle afroamericane che lottavano in contesti difficili in cui stupro, tossicodipendenze, prostituzione non erano fatti alieni. Foxy Brown resta però un’icona supersexy e senza dubbio la sua rappresentazione risente di un’oggettivazione operata da un punto di vista maschile, cosa che rende il film distante dalla nostra sensibilità se preso come esempio di empowerment (in realtà le critiche su questo versante si sprecarono già all’epoca). Eppure è interessante che siano lei e la sua antagonista Katherine (Kathryn Loder), una donna bianca, le figure più forti e decisamente dominanti di un film in cui Foxy tira in ballo persino le Pantere Nere per ottenere giustizia e dimostrare che la comunità nera non abbassa la testa di fronte ai soprusi. Stroncato dalla critica, Foxy Brown è l’esempio di una tipologia di eroina che trovò spazio in questo periodo, oltre a essere un film veramente godibilissimo per la miscela di generi che riesce a creare. Nel giro di qualche anno la blaxpoitation tramontò, accusata da alcuni di razzismo e difesa da altri perché aveva comunque contribuito a portare sullo schermo, da protagonista, la comunità afrodiscendente.

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